L'Intervènto del moderatore, Gabriele Turrin, che ha presentato

i docenti universitari Luigi Mezzadri e Massimo Marcocchi;

a sinistra l'autore, don Claudio Centa.

 

 

 

 

 

 

 Un grande evento cul-turale, importante per la storia ecclesiastica e

civile diFeltre.

È questa l'impressione di chi ha assistito venerdì 10 dicembre 2004 nella Biblioteca del Seminario alla presentazione del libro di don Claudio Centa "Una dinastia episcopale nel Cinquecento:Lorenzo, Tommaso e Filippo Maria Campeggi, vescovi diFeltre. (1512-1584)".

Pubblico foltissimo, numerose autorità civili e religiose, a cominciare dal vescovo di Belluno - Feltre Giuseppe Andrich, rappresentanti di associazioni culturali: tutti attenti ed interessati  ad  una pubblicazione di cui si sentiva parlare da tempo, ma che nessuno finora aveva avuto modo di conoscere.

Il compitò di illustrarne il contenuto è stato assolto da due relatori d'eccezione: il padre Luigi Mezzadri, docente alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. e il professor Massimo Marcocchi, docente all'Università cattolica di Milano. Due studiosi qualificati, autori di studi e di saggi storici di indubbia valenza.

Una scelta felice per parlare di una dinastia, quella dei tre Campeggi, che a ha lasciato un segno nella i storia della Chiesa e della Diocesi di Feltre del secolo a XVI. Quello della trasmissione in famiglia di sedi episcopali era una consuetudine molto diffusa in il Italia e in Europa fra il '400 e il '500.

Lo ha sottolineato, con chiarezza e riferimenti appropriati il professor Luigi  Mezzadri che ha ricordato - come tale fenomeno interessasse quasi la metà delle 129 diocesi d'Italia. A Lorenzo e Tommaso Campeggi egli ha poi riconosciuto il merito di aver svoltò , un ruolo importante nello scacchiere italiano ed europeo: il primo come diplomatico della Sede Apostolica, il secondo come autorevole membro della Curia romana e protagonista nel Concilio di Trento. Più sfumata la figura di Filippo Maria, l'unico a risiedere nella Diocesi di Feltre.

 

Da parte sua il professor Massimo Marcocchi ha ricostruito con grande chiarezza ed efficacia il clima religioso e politico che si respirava in Italia e in Europa al tempo del Con-cilio di Trento. Non è un mistero per nessuno che allora alla corrente dei curialistì si oppose quella dei riformatori più radicali.Ma c'erano anche i conservatori ''illuminati", fra le cui file si può collocare Tommaso Campeggi che diede un contributo prezioso alle discussioni su temi delicati, quale quella sull'obbligo di residenza dei vescovi nelle diocesi. Anche per lui più modesto è il ruolo di Filippo Maria che cercò di dare applicazione ai decreti del Concilio, senza però istituire i seminari nè convocare i sinodi. Compiti, questi, che saranno assolti dal vescovo Giacomo Rovellio (1584- 1610), la cui opera è stata illustrata recentemente in un libro di don Attilio Minella.

Anche don Claudio Centa, come autóre del libro, ha detto qualcosa. Forse poco, se si pensa ai 5 anni dedicati allo studio, alle consultazione di biblioteche ed archivi sparsi in giro per l'Italia.

Suo obiettivo non era quello di scrivere tre biografie separate, ma ricostruire i momenti salienti che hanno caratterizzato la dinastia bolognese dei Campeggi.

Di qui la sua grande attenzione alla strategia familiare, al "gioco di squadra" che ne è seguito.Senza dimenticare che la storia è vita e che i documenti sono testimonianze che vanno lette ed interpretate, sempre nel rispètto della verità e mai piegati ad altre finalità.

"Una serata eccezionale" l'ha definita il vice presi-dente della Comunità Montana feltrina Paolo De Paoli, che ha portato il saluto delle istituzioni, mentre viva soddisfazione è stata espressa dal vescovo di Belluno- Feltre Giuseppe Andrich che ha ringraziato don Claudio Centa per "il servizio prestato alla sua terra e alla chiesa".In silenzio, in prima fila, attenti e commossi, c'erano i genitori Franca ed Elio, cui l'autore ha dedicato l'opera.Studióso sì, ma non dimentico dei valori più sacri, quali l'amore e il rispetto verso il padre e la madre.

     "Un' opera che apre nuove strade"

Due volumi, oltre 2000 pagine, di cui 500 riservate a documenti.Cinque anni di studio e di ricerche. Infine la pubblicazione (Edizioni Liturgiche, Roma, novembre 2004, euro 92,00) e la presentazione ufficiale che si è tenuta venerdì 10 dicembre nella Biblioteca del Seminario di Feltre.

Un libro che per tutti rappresentava una incognita. Ora non lo è più, soprattutto dopo le dotte relazioni dei professori Luigi Mezzadri e Massimo Marcocchi, docenti universitari, illustri storici, avvezzi a consultare libri e documenti, loro stessi autori di importanti saggi, soprattutto sulla storia della , Chiesa.'Un giudizio, il loro, atteso e forse anche temuto.    ,

Ebbene a colpire il foltissimo pubblico presente in Biblioteca sono state le loro affermazioni categoriche, le loro valutazioni, che non sono parse di maniera, ma schiette ed autentiche. Tutte positive, senza ombre di riserva.

"Lavoro di grandissima importanza", "pietra miliare nella conoscenza storica": così si è espresso il professor Luigi Mezzadri.E il prof. Massimo Marcocchi non è stato di meno. Ha parlato del libro di don Claudio Centa come "frutto di una strenua esplorazione dégli archivi", che si caratterizza per il suo "imponente apparato documentario".

Sentimenti di aperta ammirazione, i suoi, che ha confessato in pubblico.

Don Claudio Conta è sembrato un po' imbarazzato, non s'aspettava simili elogi, poco frequenti negli ambienti accademici.   

Gli hanno fatto certamente piacere, ma la sua preoccupazione è parsa un'altra: ringraziare tutti quelli che lo hanno aiutato in questo suo impegnativo lavoro. E così sono stati ricordati, fra gli altri, i vescovi Pietro Brollo e Vincenzo Savio, il vescovo attuale di Belluno- Feltre Giuseppe Andrich, monsignor Nilo Tiezza; Senza dimenticare le associazioni "II Fondaco per Feltre" e il "Centrum Latinitatis Europaé (responsabile a Feltro è il professor Giuliano Fantino) che assieme alla Diocesi hanno promosso l'iniziativa di presentare ufficialmente questa nuova pubblicazione.

Con un successo di pubblico e di critica che è parso indiscusso.

L'ultimo ringraziamento don Claudio l'ha riservato ai suoi genitori presenti in sala. Un segno d'amore e di affetto che non è passato inosservato.