Il romanzo, ambientato nella
Roma di Ottaviano Augusto, ha come protagonista il grande poeta Orazio
Flacco, che, suo malgrado, si trova catapultato in una serie di intrighi
tutti riconducibili alla comune avidità di denaro e di potere. Chi meglio del
poeta cultore della vita semplice, fondata sui piaceri naturali e necessari,
poteva raccogliere gli indizi, ricostruire pazientemente la trama e mettere allo
scoperto i moventi dei tradimenti e delle violenze? Gli altri personaggi, da
Cicerone a Mecenate, da Ottaviano al più misero degli schiavi, si servono di
lui o ricorrono a lui, accettando di essere guidati alla riflessione sulla
vita, anche se solo nei momenti della disperazione. Orazio si mantiene sempre
lucido e saldo nel vortice della vita, che la maggior parte degli uomini vede
passare senza capirne il senso.
Un
romanzo poliziesco dunque? Sì, se mettiamo in primo piano il fitto intreccio
dei fatti narrati; sì se consideriamo tutti gli ingredienti propri di questo
genere: sospetto, paura, ricatto, abiezione, imbrogli, delitti che l’eroe
incontra e affronta, anche se alla fine non si impone la giustizia, come i
lettori potrebbero aspettarsi, ma una lettura disincantata della vita viziata
dalla meschinità degli uomini.
“La
nascita sembra porre a ognuno un enigma assurdo, eppure non esistono enigmi
assurdi, poiché assurde son solo le risposte degli uomini non in pace con se
stessi, divisi sin nelle radici, troppo giovani o troppo vecchi. Gli dei si
ritiravano nel tramonto, simili ai monumenti che erano stati loro eretti”.
In realtà l’autore si è avviato
lungo una strada poco conosciuta dal pubblico italiano: il romanzo di
ambientazione storico-letteraria. Niente di scolastico, niente di
pesante, anzi, l’ esperienza dell’autore è tale da riuscire ad entrare nel
mondo della latinitas, trasformare i pochi dati che abbiamo sulla biografia
di Orazio in un contesto articolato, in cui la personalità del poeta emerge
potentissima attraverso i richiami, mai espliciti, alle sue poesie. Il
risultato è una vicenda che, nel rispetto dei documenti storici, raccoglie e
sviluppa molti elementi di vita vissuta in cui il lettore può riconoscersi.
Ricostruire il passato dare voce
e vivezza ai classici: questa è la sfida di chi sente il valore della cultura
antica, ma non vuole proporla come un saggio critico, né solo come sfondo
originale di vicende, sentimenti, aspettative, paure di oggi trasferite in un
altrove lontano nel tempo. La strada scelta poggia sulla convinzione che
esista un modo efficace per dare continuità ai classici: interpretare e
rielaborare i testi alla luce di una libertà di lettura che fa sì che ogni
narrazione diventi un contributo significativo alla costruzione
dell’immaginario collettivo.
Chiudiamo con un passo del
romanzo in cui si può cogliere la riflessione sul valore della libertà,
attribuita ad Orazio,- sempre attento a non lasciarsi premere né dai potenti,
né dalle passioni, - che ben corrisponde alle mete dell’uomo contemporaneo.
“Sarebbe libero colui che
cerca la libertà nelle carte? Possono i libri essere accampamenti che
difendano l'animo dalle catene con cui la vita ci imprigiona? È possibile essere liberi intimamente se l'ordine
pubblico non è garantito, se tutti corrono alle armi in assenza di un
governo, se lo stato è assente?”